Intervista a Stefano Ghisolfi: campione in parete e nella vita ~ Flavia Chiarelli
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Intervista a Stefano Ghisolfi: campione in parete e nella vita

Intervista a Stefano Ghisolfi: campione in parete e nella vita

Tornano le #OutdoorStories

Questa rubrica è nata con l’intento di raccontare una diversa faccia dello sport: quella di chi ne ha fatto il suo “pane quotidiano” e ha deciso di vivere ogni giorno da sportivo e tra gli sportivi.

( se avete perso la puntata precedente la trovate qui sul blog)

Finora ho dedicato le precedenti interviste di #OutdoorStories a dei bravissimi professionisti del mondo sport, montagna e fitness.

Da diverso tempo ero alla ricerca di uno sportivo in carne, ossa e fatica, un atleta che potesse essere di grande ispirazione per voi che mi leggete e seguite e , pur avendo l’imbarazzo della scelta, non riuscivo a decidermi.

Ho lavorato con alcuni giovani atleti, ognuno di loro si distingue per forza, carattere, performance o maggiori capacità comunicative. Eppure, dove potevo trovare qualcuno che riuscisse a racchiudere in sé non solo tutte queste caratteristiche, ma che le sublimasse a tal punto da essere oggi universalmente ( di sicuro in Italia!) riconosciuto come ” perfetto” sotto ogni punto di vista.

Poi ho capito che non dovevo guardare troppo più in là della mia Torino e dei confini di uno degli sport cui maggiormente mi sono finora dedicata, l’arrampicata sportiva, per trovare ciò che stavo cercando: ed è arrivato Stefano Ghisolfi.

25 anni, nato a Torino e oggi residente ad Arco di Trento, dove ha trovato la sua nuova fissa dimora, Stefano Ghisolfi è un atleta del Gruppo Sportivo della Polizia ed è Campione Italiano di arrampicata. 
Stefano è davvero molto altro, e vorrei che fosse lui stesso a raccontarcelo con le sue parole.

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Ciao Stefano, molti dei miei lettori e seguaci ti conoscono, viste le mie collaborazioni in ambito arrampicata, e il mondo sportivo ti riconosce ad oggi come il miglior scalatore attuale in Italia e tra i 4 migliori di tutti i tempi.
Se dovessi dare da te una definizione più “ personale”, chi è oggi Stefano?

La scalata ormai ha occupato più della metà della mia vita, quindi è impossibile descrivermi senza tenerne conto, siccome ha influenzato anche gli aspetti più personali, come la scelta di dove vivo e degli amici che frequento!
Ma se dovessi descrivermi con qualche aggettivo, questi potrebbero essere:
creativo, metodico, ottimista e testardo, queste forse sono le caratteristiche che mi porto dietro da prima che iniziassi a scalare, e che si sono sviluppate anche in funzione di quello che faccio!

 

Parliamo del tuo favoloso 2018: il tuo Anno “ perfecto” come Perfecto Mundo, 9b+ di Margalef in Spagna considerato una delle vie d’arrampicata sportiva più difficili al mondo e che hai chiuso nel Dicembre scorso, dopo averlo provato per 32 giorni e 90 tentativi.
Fino al fatidico tentativo buono.
Dove e in che cosa hai trovato la forza e la determinazione per non mollare in questo processo?

Benché la via sia di un’intensità fisica estrema, la parte più difficile è stata proprio quella mentale.
Spesso ero motivato a provarla e riprovarla, e in questi momenti non c’era nessun problema, ma altre volte mi sono ritrovato senza motivazione e senza voglia di provarci, per paura di fallire e di sprecare un sacco di tempo e energie per qualcosa che non ero sicuro mi avrebbe portato a un risultato.
Quello che ho fatto è stato concentrarmi sul momento, ho deciso che in ogni caso non sarebbe stato importante il successo, ma ho provato a godermi il processo, anche le fasi più negative e frustranti, sapendo che tutto faceva parte del gioco dell’arrampicata e che in ogni caso mi avrebbe fatto crescere e reso più forte.
Così quando la determinazione scendeva, mettevo da parte queste sensazioni, mi legavo e ci provavo comunque, anche soffrendo e avendo mille dubbi, ma comunque ci provavo, sapendo che la motivazione poteva tornare da un momento all’altro.
E infatti è stato così, la motivazione è stata altalenante ma continuando a provare nonostante tutto ho sfruttato la carica dei momenti positivi e la forza che mi dava provarci anche nei momenti negativi, e al momento giusto sono riuscito a salire la via.

 

Da pochissimo hai portato a compimento un’altra via che avevi nel cassetto per l’anno 2019, Queen Line. Cosa vedi ancora in questo anno? A cosa ti dedicherai?

Non è un caso che questa via, a differenza di Perfecto Mundo, sia vicina a casa. Quest’anno ho deciso di concentrarmi di più sull’allenamento e ridurre i viaggi per provare a qualificarmi per le olimpiadi di Tokyo 2020.
Per questo ho deciso di scalare sulla roccia ma vicino a casa, per potermi allenare meglio senza perdere troppo tempo negli spostamenti, infatti mi capita di fare entrambe le cose anche nello stesso giorno: scalare su roccia e andare in palestra ad allenarmi.
Ci sono ancora un paio di vie che vorrei provare qua vicino a casa, anche più dure di quella che ho appena fatto.

 

Queen LIne Stefano Ghisolfi

Stefano su Queen Line- 9b- Arco di Trento
Foto: Sara Grippo

Io mi occupo di sport lato comunicazione e marketing: come gestisci questi aspetti e quanto li ritieni centrali per sostenere la tua carriera di sportivo professionista?

In Italia siamo molto fortunati, si può diventare uno sportivo professionista entrando in un gruppo sportivo, in altre nazioni non c’è questa possibilità. Ma i posti sono limitati, soprattutto nell’arrampicata, anche se grazie all’ingresso alle Olimpiadi i gruppi sportivi della Polizia e dell’esercito si stanno interessando molto di più al nostro sport.
In alternativa, o parallelamente a questo, un altro modo per poter vivere di sport è attraverso una comunicazione efficace, che può portare al supporto di sponsor che potrebbero trasformare la propria passione in lavoro vero e proprio.
Mi sono sempre reso conto dell’importanza di questo aspetto e l’ho messo sempre al centro della mia attività (ovviamente dopo gli allenamenti e le gare), ma ho dedicato molto tempo ed energie alla comunicazione ed è fondamentale, e lo sarà sempre di più.
Questo include ovviamente la gestione dei social network, ma anche interviste, presentazioni, comparse in TV, articoli su blog e molto altro, una buona gestione porta l’interesse delle persone e l’interesse di un pubblico porta l’interesse di sponsor.

 

Probabilmente in molti qui già lo sapranno, ma vuoi raccontarmi ancora una volta come hai iniziato con l’arrampicata e cosa ti ha spinto a continuare?

Ho iniziato andando in bicicletta, dopo una gara in Mountain Bike degli amici mi hanno portato a provare una parete artificiale su una diga in valle d’Aosta. Ho provato per la prima volta a scalare e mi sono subito trovato a mio agio, di lì a poco ho smesso di andare in bicicletta e ho iniziato un corso base di arrampicata, e non ho più smesso!

 

Che arrampicatore eri ai tuoi esordi e come sei cambiato oggi?

Ero di certo un principiante! Con molta forza nelle braccia e tecnica approssimativa dei piedi, questo era il mio punto debole che negli hanno ho migliorato. All’inizio scalavo solo in palestra e poi mi sono avvicinato anche al mondo della roccia, ora posso dire che mi divido a metà tra palestra e outdoor.

 

Qual è stato l’attimo della “scintilla” in cui hai capito che avresti vissuto scalando?

Ho sempre preso l’arrampicata come un impegno serio, anche mentre andavo a scuola, era già il mio “lavoro”, anche se non venivo pagato per farlo lo facevo con dedizione, come tutti i ragazzi che praticano uno sport con passione.
La scintilla è stato l’ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro nel 2012, da quel momento è diventato ufficialmente il mio lavoro, e ha influenzato anche le mie scelte future, ma ho semplicemente continuato a fare quello che facevo prima, la differenza è stata che da quel momento potevo supportare da solo le attività che facevo che prima erano a carico dei miei genitori, e posso tutt’ora continuare senza la preoccupazione di trovare un altro lavoro per sostenere l’attività.

 

Gli sponsor sono degli “ aiutanti” indispensabili per uno sportivo professionista.
Come vivi il rapporto con i tuoi sponsor? Si tratta di una relazione diretta o ti fai aiutare da qualcuno?

Sono in contatto diretto con tutti i miei sponsor, questo è fondamentale, con alcuni collaboro da quasi 10 anni e si è creato un rapporto stretto e reciproco che non si crea quando c’è la mediazione di qualcuno. Mi sono fatto aiutare per entrare in contatto con loro, ma da quel momento i miei rapporti con loro sono stati diretti e autentici.

 

Se oggi dovessi riassumere in poche parole “ perché fai quello che fai”?

Faccio quello che faccio perché mi piace farlo, lo farei anche se dovessi pagare per farlo e il fatto che ora è il mio lavoro non ha cambiato la mia passione. Se non avessi questa possibilità farei di tutto per avere un lavoro che mi lascia più tempo per scalare, semplicemente perché mi piace.

Scalo per vivere ma soprattutto vivo per scalare!

 

Oggi essere “ Digital” e connessi è quasi un MUST per ogni atleta professionista. Tu quali strumenti utilizzi quotidianamente, come vivi questo tipo di “ connessione” con la tecnologia e su quali invece  ti piacerebbe avere più supporto?

Ormai essere connessi è parte del mio quotidiano, utilizzo sempre Instagram e Facebook come social, posto qualcosa ogni giorno. Mi piace utilizzare questi strumenti e mi piace creare contenuti interessanti. Sono fortunato da questo punto di vista, molti atleti lo vedono come un fardello e si sentono obbligati da uno sponsor a dover seguire questi aspetti, io mi diverto, e soprattutto mi piace anche fare le foto, anche agli altri, nel mio zaino c’è sempre la macchina fotografica. Quello che proprio non riesco a fare invece è aggiornare periodicamente il blog, ne ho uno ma lo utilizzo pochissimo, anche perché aggiorno quotidianamente Instagram e Facebook e sarebbe di troppo, ma ogni tanto qualche riflessione più lunga andrebbe affrontata.

 

Parliamo della collaborazione tra atleti e colleghi. Com è oggi il tuo rapporto con loro?
Abbiamo visto che la realizzazione di Perfecto Mundo è in parte dipesa anche da un ottimo lavoro di squadra con Megos e Sharma.
Quanto è importante per te fare squadra nel climbing e in che occasioni è opportuno farlo?

L’arrampicata è uno sport individuale ma spesso mi capita di collaborare. È successo in falesia, provando Perfecto Mundo con Alex e Chris, insieme abbiamo condiviso metodi, sicure e motivazione, ci ha dato la carica per continuare a provarla ed è stato proprio emozionante.
Altre occasioni di collaborazioni sono gli allenamenti con la nazionale, ultimamente stiamo scalando spesso insieme, e poi un altro momento in cui è importante condividere informazioni con i “colleghi” è durante le osservazioni delle vie e dei blocchi, in quel momento si cerca di collaborare come squadra anche se poi la gara sarà individuale.

 

Dai colleghi ad un altro tipo di collaborazione, quella con Sara Grippo, la tua partner-in- crime. Se non ci fosse stata lei al tuo fianco, pensi che avresti comunque cercato un tipo di supporto o una guida sugli aspetti che lei segue?

Quello che fa Sara è molto importante e sarebbe difficile da sostituire con un’altra figura, perché dietro le quinte fa molte cose, mi segue sempre durante le gare, in falesia, ha imparato a fare foto e video, ci tiene molto alla sua e alla mia alimentazione, un supporto che se non ci fosse dovrei cercare in altre mille figure, come fotografo, nutrizionista, compagno per scalare… siamo una squadra che funziona molto bene.

 

Sappiamo che Sara è una figura di supporto molto importante non solo nella tua vita privata ma anche in quella professionale. La vostra coppia è un perfetto mix tra i vostri punti di forza e le reciproche differenze che vi accompagnano.
In cosa ti aiuta avere una guida come lei al tuo fianco?

La cosa che apprezzo di più è che è sempre sincera, e mi da la sua opinione su molte cose, questo mi aiuta ad avere un punto di vista esterno e non cadere in errori che potrei fare se fossi da solo, sia durante gli allenamenti che nelle gare, ma anche in decisioni di tutti i giorni, o come muovermi sui social network, due teste funzionano meglio che una, e lei è sempre  molto razionale.

 

Hai altre persone a supporto per la tua carriera ( uno staff come mental coach, allenatore, fotografo, ecc.) o gestisci tutti questi aspetti “ in casa”? E se si…spiegaci come fai a far tutto! 🙂

Ho un allenatore, Roberto Bagnoli, che vive a Firenze e mi manda le tabelle di allenamento, e da quest’anno mi aiuta anche Marco Erspamer che fa il tracciatore, utile soprattutto nei blocchi che sono il mio punto debole. Collaboro ogni tanto con fotografi e videomaker diversi, in base a cosa devo fare. Il resto dello staff siamo io e Sara!

 

Oggi sei parte del Gruppo Sportivo della Polizia, vivi ad Arco e ti alleni in zona, hai scelto quindi un luogo che ti consente di conciliare ogni diversa esigenza della tua vita e della tua carriera. Come condurrai il tuo 2019 in vista di Tokyo 2020?

Nel 2019 mi dedicherò principalmente all’allenamento per la qualificazione Olimpica, per questo starò spesso ad Arco per allenarmi e ridurrò i viaggi lontani per scalare su roccia. Ma per fortuna mi bastano 10 minuti di auto per andare a provare progetti in falesia e posso facilmente conciliare le due cose, scalare fuori e allenarmi in palestra, anche durante lo stesso giorno! I progetti su roccia infatti li ho scelti vicini a casa in modo da non perdere tempo ed energie in lunghi viaggi e concentrarmi sull’allenamento.

 

Cosa vedi invece nel tuo futuro più a lungo termine, quando sarai un ex- atleta professionista, che tipo di carriera sogni di implementare e grazie a quali skills?
In che attività collaterali ti piacerebbe spenderti?

Ci penso spesso, e ogni volta mi vedo in un modo diverso: allenatore, tracciatore… non ho idea di cosa farò, cercherò di scalare il più possibile, e fare qualcosa che mi piace fare e magari trasmettere le mie esperienze a chi verrà dopo di me, se ne sarò capace!

 

Se oggi dovessi scegliere un mantra, un’incitazione per chi volesse seguire le tue orme, cosa diresti ad un giovane arrampicatore agli esordi?

Di seguire le proprie passioni e divertirsi, io lo sto facendo tutt’ora e ogni volta che scalo mi diverto come se fosse la prima volta.

Non smettere di sognare e provare a realizzare i propri sogni e obiettivi, sembrano le frasi scontate ma valgono molto, per me valgono tutto!

 

Infine, in una recente intervista ho letto che all’inizio dell’anno hai realizzato un collage con le vie che hai nel cassetto: una specie di “ vision board”. Anche io credo molto in questo tipo di strumento di attrazione e visualizzazione positiva. Pensi ti abbia aiutato? Da dove è nata l’ispirazione?

L’ispirazione è nata dalle Instagram best nine, una serie di 9 foto dell’anno passato pubblicate su Instagram, ho voluto fare una cosa nuova e trasferirla sul futuro, le 9 foto le ho scelte in base agli obiettivi futuri e ogni volta che riuscivo a realizzare qualcosa lo segnavo con un tickmark!
Dei 9 progetti che ho scelto, per ora ne sono riuscito a fare 4, La Capella, Pure Dreaming, Perfecto Mundo e Queen Line, mi rimangono ancora Gioia, Dramcatcher, Revenant, la King Line e Action Directe!

 

Stefano Ghisolfi arrampica su Pure Dreaming

Stefano su Pure Dreaming 9a- Massone
Foto: Sara Grippo

La figura e la carriera di Stefano Ghisolfi vi hanno incuriosito?

Potete seguirlo sui suoi canali

Facebook: https://www.facebook.com/steghiso/
Instagram: https://www.instagram.com/steghiso/

Sito web: http://www.stefanoghisolfi.it/

Finalmente è nato YOU ROCK! Il mio nuovo percorso guidato alla comunicazione digitale per atleti e sportivi professionisti.

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