La mia estate sulla strada giusta ~ Flavia Chiarelli
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La mia estate sulla strada giusta

La mia estate sulla strada giusta

Il post sulla fine di questa estate era già stato scritto e ancora in bozze, quando ieri sera ho avuto una discussione un pò fastidiosa con lo Scultore ( per chi non lo sapesse, il mio fidanzato).

Noi viviamo in un villaggio alpino popolato da numerosi turisti e “villeggianti” proprietari di seconde case.

Le ultime settimane sono state un continuo sentirmi ripetere che “ è stata proprio una brutta estate”, condito da “ ha piovuto ogni giorno” al suon di “ la scorsa estate sì che è stata bella, ma questa…” e via così sull’onda di questa sinfonia.

Bene. Io questa brutta estate non l’ho percepita affatto.

Fatto salvo qualche temporale passeggero, comunque tipico e prevedibile dei pomeriggi estivi in montagna, io soprattutto in Agosto ho trascorso giornate molto piacevoli, equamente suddivise tra l’ufficio della casa per Ferie dove lavoro e il mio home-office casalingo di Jouvenceaux.

Nel mio tempo libero, come avrete visto se seguite il mio profilo Instagram, ho camminato, ho corso in montagna, ho scalato ( finalmente!), ho nuotato nel mar Ligure e ho trascorso piacevoli ore di relax tra paesini e montagne qui in val di Susa.

Da dove è nata la discussione, vi starete chiedendo?

Dal suo volermi a tutti i costi convincere che, in questo caso, i villeggianti e i turisti hanno ragione: le statistiche parlano chiaro, le piogge sono state numerose e frequenti, le montagne circostanti sono molto verdi e l’estate appena trascorsa non si può annoverare tra gli annali di quelle riuscite col botto.

 

Ecco, qui scaturisce la mia riflessione della quale un pò mi compiaccio, e ho quasi spavento misto a vergogna a dirlo:

io delle statistiche, quando vanno contro il mio sentire, un pò me ne sbatto.

E il fatto che io, lamentosa e un pò pessimista di natura l’abbia vissuta con gioia e pienezza, ritagliandomi il sole laddove ne avevo bisogno, non è altro che la conferma che sono sulla strada giusta.

 

Metamorfosi_scultura_Maurizio Perron

 

Sei già qui Settembre.
Mi hai raggiunta senza bussare ed alcun preavviso, insinuandoti come solo tu sai fare, tra un ultimo scampolo di aperitivi in terrazza e cene condivise tra amici, all’aria aperta.

Le giornate si sono drasticamente accorciate, i colori meno saturi e al mattino il piumone ha un richiamo più tenace da qualche giorno.

Il vociare dei turisti che ogni estate, in agosto, invadono con una chiassosa ma rassicurante presenza le viuzze del villaggio alpino che da tre anni chiamo casa, è improvvisamente cessato.

I parcheggi del villaggio sono liberi, le persiane si chiudono, le porte vengono serrate e i bagagliai sono colmi degli amabili resti dell’estate nella casa di montagna.

 

Ti sei portato via in un refolo di vento freddo l’illusione della mia estate, caro Settembre.

Un’estate vissuta sotto casa, o quasi, lavorando, per metà e vivendo l’altra metà preziosa come un regalo da concedersi appena si è presentata l’occasione.

Lo ammetto: non mi sei mai stato troppo simpatico, caro Settembre.

Sin da quando, bambina nata e cresciuta all’ombra del Gran Sasso, sull’Appennino Aquilano, la Festa della Perdonanza segnava non solo il termine di Agosto ma anche una simbolica sospensione di tutte le indulgenze che fino a quel momento ci erano state concesse.

 

Settembre, andiamo, è tempo di migrare…”…

Mi sono sempre chiesta, e lo faccio ancora oggi, verso cosa dovessi migrare realmente: verso casa, di rientro dalle vacanze, o verso i banchi di scuola, in un paio di settimane.

Migrare verso i miei doveri, abbandonando una quotidianità sospesa e dilatata, fatta di serate infinite a chiacchierare con gli amici del muretto, di merende che duravano fino alle 6 del pomeriggio, di giochi tra i cortili del quartiere, di sagre e sapori che la mia terra regalava, di tramonti infuocati all’orizzonte.

 

Dopo qualche anno sono arrivati i viaggi, e le ferie di agosto, solo in apparenza snobbate e malviste – perchè, si sa, in Agosto vanno tutti in vacanza e si sta male ovunque, meglio Settembre– in realtà testimoni dei miei viaggi zaino in spalla più belli e a lungo sognati: Turchia, Giappone, Portogallo, Salento.

E poi anche Agosto è cambiato per me. E io con lui.

Da quando sono diventata una “slash-worker” che si divide tra lavori più o meno convenzionali, comunque da dipendente, e la mia professione di consulente di sport marketing freelance, Agosto si è vestito di piccole epifanie quotidiane da cogliere.

Di tappe da assaporare piano, piano, con lentezza mentre mi avvicino ai grandi traguardi dei mesi a venire.

 

E così, cosa ho fatto in questo Agosto appena terminato?

Ho percorso distanze brevi ma ho sognato di arrivare lontano. Come qui, qui e ancora qui.

Ho ritrovato amore per l’arte e ho iniziato a dipingere, per poi capire che non era (ancora) il momento giusto. Ma riprenderò.

Ho assaporato il mare di Genova, la mia seconda città e i suoi tramonti generosi, come questo al Monu di Quarto dei Mille.

Sono partita restando ferma: con la mia amica e Coach Valeria Candiani ho infatti iniziato il viaggio verso il mio perchè.

Ho aiutato chi amo ogni giorno ad inaugurare la sua prima mostra d’arte qui sul territorio.

Ho scritto.

Ho camminato tanto, soprattutto in salita.

Ho scoperto due luoghi magici delle mie valli, come il Rifugio Vaccarone e Punta Vallonetto.

Ho dormito in tenda e mangiato all’aperto ogni volta che ho potuto.

Ho salito cime camminando e le ho scese correndo.

Ho bagnato i piedi in ogni corso d’acqua che ho incontrato.

Ho corso, da sola e in compagnia, per allenarmi ma anche per piacere.

Ho rivisto vecchi amici.

Ho provato nuove vie per vecchi percorsi.

Ho praticato yoga e gratitudine, ogni giorno.

Ho reimparato a fermarmi, a riposare, a rallentare.

Ho imparato a cuocere i Gofri, nella loro tradizionale padella.

Ho aperto un nuovo conto, ho ricevuto fatture e pagato tasse.

Ho lavorato ogni giorno, per avvicinarmi ai miei clienti e alla vita che più desidero.

 

 

Punta Sommelier_3333 metri

 

 

 

 

Diciamocelo, caro Settembre.

Agosto è il sogno proibito, è il tormentone musicale che si fa ancora ascoltare, è la terra delle possibilità in transito tra quello che abbiamo davvero realizzato durante l’anno e quello che ancora vorremmo raggiungere.

Tu sei la doccia fredda di realtà.

Sei l’agenda che torna a riempirsi, il planning da recuperare sulla scrivania tra i biglietti di quel concerto all’arena estiva e il volantino della palestra o del corso di Yoga, gli appuntamenti da pianificare, la casella mail che torna a vivere, la dispensa che si riempie di cibi sani e puliti, la tisana sul comodino e una trasferta dietro l’altra.

Di te c’è però una cosa che mi piace Settembre: sei il passo più evidente verso la versione migliore di noi stessi.

Settembre è periodo per tutti noi di nuovi inizi, perciò se sei un atleta o uno sportivo e ti piacerebbe lavorare alla costruzione della versione migliore di te stesso, questo è il momento giusto.

Qui trovi la pagina con tutti i miei servizi dedicati a chi, come te, vorrebbe vivere della propria passione sportiva ma non sa ancora come rendere questo sogno più vicino e sostenibile.

Ti aspetto!

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