Parole in corsa: intervista a Claudio Bagnasco di Bed&Runfast ~
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Parole in corsa: intervista a Claudio Bagnasco di Bed&Runfast

Parole in corsa: intervista a Claudio Bagnasco di Bed&Runfast

Dove dormono i runners in viaggio?

Vi è mai capitato di dover affrontare una gara o volervi allenare in vacanza e non riuscire a trovare la struttura adatta a voi?

Ce lo racconta qui Claudio Bagnasco, ideatore, tra le altre cose, di Bed&Runfast: il primo portale italiano per runners in viaggio.

Trasformare le proprie passioni in una o più professioni: ve ne ho parlato spesso ultimamente sui miei canali, ed è un tema che continua ad appassionarvi.

Io stessa trovo che vi siano davvero pochi argomenti davvero ispiranti quanto il venire a conoscenza delle storie vere di chi ogni giorno, non senza fatica, prova a farlo.

Per questa ragione ho deciso di trasformare il mio incontro, per ora solo virtuale, con Claudio Bagnasco in una nuova intervista della mia rubrica #OutdoorLife.

Con Claudio, sin dai primi scambi di messaggi, chiari, autentici e diretti, ho capito subito che sarebbe stato difficile racchiudere la sua attività e la vita in una sola etichetta.

Sono bastate poche parole da parte sua per farmi incuriosire ed appassionare alla sua storia e alle sue attività e così siamo qui oggi per conoscerlo meglio.

Claudio è un vero multipotenziale, nella sua vita si occupa di diverse cose, legate però da due grandi temi: l’amore per la parola scritta e la corsa.

Andiamo ora a conoscerlo meglio…[/vc_column_text]

Claudio Bagnasco

Chi è sulla carta, anzi in rete, Claudio Bagnasco?
Classe 1975, uomo di comunicazione, autore di diversi volumi di narrativa, albergatore e creatore del portale Bed&Runfast: una piattaforma virtuale e un luogo di incontro tra runner e strutture ricettive a loro dedicate.

Lasciamo che sia lui a raccontarsi e a raccontarci più  nel dettaglio la sua vita e le sue attività.

Ciao Claudio, grazie per la tua disponibilità ad intervenire sul mio blog.
Immagina di doverti presentare nei 30 secondi di un “ elevator speech”: cosa diresti?

Ciao Flavia, grazie a te dell’ospitalità.

Risponderei in cinque secondi, così: “Sono un uomo fatalmente attratto dal limite”. Passerei i restanti venticinque secondi a maledire l’abuso di termini inglesi in una lingua così ricca come la nostra.

(Una precisazione: sono nazionalista solo per quanto riguarda la semantica).

Nella tua biografia leggo che sei nato a Genova e che qui ti sei Laureato in lettere.
Che ruolo ha avuto la tua città natale nel corso della tua formazione, personale e professionale?

La tua domanda è involontariamente importante, e ti spiego perché. Se dovessi rispondere con superficialità, direi che Genova c’entra poco, nella mia vita come nella mia scrittura, nelle mie scelte ragionate come in quelle inconsce. Ma ogni volta che rifletto meglio su questo argomento scopro, con mio stupore, che Genova mi s’è surretiziamente infilata dappertutto: nel mio modo scabro di vivere e di parlare, persino – credo – nel mio modo di muovermi; nelle decisioni che hanno dato una direzione alla mia vita; nel carattere di molti personaggi delle mie narrazioni; eccetera eccetera.

L’utilizzo della parola, la scrittura, i meccanismi narrativi sono al centro di molte delle tue attività. Sei stato e sei infatti scrittore, copywriter, editor: tutte professioni che ruotano intorno al potere della parola.
Come sei arrivato a conciliare il tuo talento comunicativo con la strada della ricettività?

Ti faccio una confessione. La mia sovraesposizione alla parola mi rende un po’ selvatico nei confronti degli ospiti, specie quelli più ciarlieri; in questi casi viene in soccorso la mia compagna, Simona, che oltre a essere più bonaria di me parla in modo eccellente inglese e tedesco. Scherzi a parte, credo di aver applicato quel po’ di dimestichezza con la parola che possiedo in una comunicazione ironica e leggera, oggi che troppi adoperano un tono reboante. C’è un gran chiasso in giro, no?

Il tuo sport di elezione è la corsa: ti va di raccontarci com è nata questa passione.
Quando hai iniziato a correre e poi ad avvicinarti anche al mondo delle gare?

Si tratta di un innamoramento folle ma recente: corro dal 2011, ma solo dal 2016 lo faccio con continuità e passione (ciò tuttavia non riesce a elevarmi dalla condizione di modesto amatore). Le gare mi interessano fino a un certo punto: preparo un paio di maratone all’anno e quattro-cinque mezze maratone; è piuttosto il serrato confronto col limite, come dicevo rispondendo alla tua prima domanda, che mi affascina e disorienta, mi diverte e spaventa: proprio come fanno le persone di cui ci innamoriamo.

Oggi sei ideatore di una nuova concezione di portale turistico, destinato a far incontrare il mondo dei runner con le strutture ricettive a loro dedicate sul territorio nazionale.
Come è nato il progetto Bed&Runfast e cosa rappresenta oggi per te?

Ho fatto di necessità virtù: siccome corro e gestisco un b&b, so bene quanto tempo spendiamo noi podisti ogni volta che dobbiamo viaggiare e vorremmo soggiornare in una struttura ricettiva ad hoc per chi corre. Siccome in Italia non esisteva un portale che raccogliesse strutture con questa caratteristica, in uno slancio di coraggio l’ho inventato io (sì, come direbbe Pippo Baudo).

 

Bed&Runfast logoDa podista e concorrente di gare in giro per l’Italia e per il mondo, e da utente di strutture ricettive, quali sono secondo te i servizi fondamentali che un runner dovrebbe trovare in un B&B?

Posso dirti i quattro che ho fissato come fondamentali, senza i quali una struttura ricettiva non può iscriversi al portale Bed&Runfast: la presenza di qualcuno che sappia indicare i percorsi dove correre, un occhio di riguardo alla colazione sia come qualità dei cibi che come orario, una minima area – in struttura o adiacente – per esercizi di stretching, e la possibilità di far lavare i capi tecnici a chi si sofferma per un certo numero di giorni.

Quali invece…quelli graditi?!

Immagino me che viaggio. Beh: mi piacerebbe trovare gestori sportivi, amanti del cosiddetto turismo attivo, che reputo un modo bellissimo per vivacizzare (e far affacciare al mondo) i tanti piccoli e incantevoli luoghi turistici italiani spesso un po’ troppo ripiegati sulle proprie tradizioni. Le sagre dei prodotti gastronomici tipici, con tutto il rispetto, mi hanno stancato; specie se a esse non si affiancano manifestazioni ed eventi che collochino il luogo turistico in questione in un contesto più ampio.

Cosa è quindi per te la corsa e quanto pesa oggi nella tua routine professionale e professionale?

La corsa, cara Flavia, dà misura e ritmo alla mia vita. Non mi rendo nemmeno quasi più conto che quattro momenti della mia settimana sono dedicati alla corsa (più altri a esercizi fisici propedeutici a essa), perché la corsa è ormai entrata a far parte in modo naturale della mia esistenza. Mi spiego meglio. Non mi accorgo quando parlo di politica o penso alla politica: lo faccio ogni giorno ascoltando il telegiornale o i programmi di approfondimento, leggendo quotidiani e riviste, discutendo con la mia compagna e con gli amici, scegliendo che cibi, che vestiti comprare eccetera. Faccio politica pressoché sempre, senza dirmi: “Ora dedico venti minuti alla politica”. Bene, così è per la corsa. Ricordiamoci, come scrivo nel libro di cui parleremo or ora, che la corsa non è uno sport. O meglio: è stato normato come sport, certo, ma è un’attività consustanziale all’uomo; nella preistoria rincorrevamo le prede sino a sfiancarle, perché il nostro organismo – per alcune sue caratteristiche – è programmato per correre sulle lunghe distanze. Quindi, in teoria, correndo sto semplicemente facendo una cosa naturale, come nutrirmi o dormire; innaturale, e poi concludo il pistolotto, è restare otto ore al giorno incollati a un pc.

Il tuo ultimo libro, che stai presentando in giro per l’Italia in questi mesi, parla di un nuovo approccio, intimo, selvaggio, essenziale e profondo alla corsa.

Ce lo potresti raccontare meglio?

“Runningsofia. Filosofia della corsa” è uscito lo scorso 31 ottobre per Il Melangolo, e si avvale della preziosa prefazione di Fulvio Massini. Per evitare risposte chilometriche, posso dirti che il libro si divide in due parti, “La pratica della corsa” e “La mistica della corsa”. Nella prima, di taglio suppergiù manualistico, vesto i panni di fratello maggiore e spiego perché correre è bello, nella speranza di far invaghire della corsa chi ha appena iniziato o vorrebbe iniziare (o anche chi non ne avrebbe alcuna voglia: quello per me sarebbe un risultato mirabolante). La seconda parte, “La mistica della corsa”, è dedicato a tutti coloro che già corrono con dedizione e conoscono “La fatica più bella” (per citare il titolo di un gran bel libro sulla corsa, scritto da Gastone Breccia, mio amico oltre che podista coi controfiocchi). In questa seconda parte cerco di dire l’indicibile: di restituire cioè a parole quella gamma di sensazioni ineffabili e contraddittorie che colgono i corridori al culmine dello sforzo. Chiude l’opera un’appendice dedicata alla distanza regina, alias la maratona.

 

Runningsofia copertina

 

3 ragioni per leggerlo o…regalarlo a Natale!

La prima: costa poco (nove euro); la seconda: Il Melangolo è una delle migliori e più rigorose case editrici italiane (perdonate il palese conflitto di interessi, ma basta dare un’occhiata al suo catalogo e alla qualità dei suoi libri, intendendo libro come oggetto: la carta, la rilegatura, la pressoché totale assenza di refusi eccetera); la terza: è un bel libro. Non indignatevi: convengo con voi, è terribile sentire un autore che loda una propria opera. Ma sappiate che io non lo faccio mai, essendo di una severità atroce sia con gli altri che con me stesso. Eppure mi pare che questo libro funzioni, fili via dalla prima all’ultima pagina, come mi dicono i lettori che finora hanno avuto a che fare con “Runningsofia”. Nella vita di tutti, credo e spero, vengono a fare visita momenti di concentrazione e ispirazione rari, che danno luogo a piccoli miracoli di compiutezza. E così come dovremmo trovare sempre il coraggio di ammettere i nostri errori e le nostre imprecisioni, mi pare altrettanto giusto avere la forza di affermare che qualcosa, di tanto in tanto, ci riesce bene.

Se questa intervista vi ha incuriositi e volete saperne di più potete dare un’occhiata alle seguenti risorse:

BED&RUNFAST: il primo portale di strutture ricettive a prova di podista

RUNNINGSOFIA: l’ultimo libro di Claudio Bagnasco

AGATA&GLIALTRI: il B&B di Claudio in Sardegna

Ringrazio Claudio per la disponibilità all’intervista e…presto ci vedrete di nuovo insieme probabilmente con novità legate al mondo della corsa e della comunicazione!

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