Quando ho capito che volevo essere una sport marketing manager
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Ma tu esattamente che lavoro fai?

Ma tu esattamente che lavoro fai?

[ Questo post è stato già parzialmente pubblicato nell’ottobre 2016,  nel mio precedente Blog personale, Chenilleetpapillon, che, forse, alcuni di voi ricorderanno come mio primo spazio virtuale. 
Visto il contenuto a me piuttosto caro e il tema ancora attuale, ho pensato fosse interessante riproporlo anche qui.

Spero che la sua lettura possa essere in qualche modo di aiuto e di ispirazione come scriverlo lo è stato allora per me]

 

Bella domanda!
Sono accadute moltissime cose in questo incredibile 2016; mentre cerco di raccoglierle, incasellarle e ricondurle ad una categoria utile alla scrittura, per poterle raccontare qui nel Blog, il tempo inesorabilmente passa.
Trascorrono ore, giorni, settimane, mesi.

Come spesso accade quando si hanno troppe cose da fare, progetti da seguire e inseguire, treni da prendere al volo, e non solo metaforicamente parlando! trasferte da pianificare, Skype call da fissare, mail da evadere, time-line da schedulare, appuntamenti da non mancare…
Tendo pericolosamente a perdere di vista l’Obiettivo, che non è sempre e solo il Fare, ma soprattutto l’Essere.

Il tempo crudele fa squadra con Lui, il mio implacabile perfezionismo.
Fatto è meglio che perfetto!!!” ” Stop thinking, Start doing” continuano a ripetere le vocine nella mia testa.
Ed è così che pian piano, nei mesi trascorsi da Aprile a oggi, ho iniziato a pensarci po’ meno e a fare e osare di più.

Negli ultimi mesi, uscendo allo scoperto delle mie attività alcune persone mi hanno chiesto “Ma tu, che lavoro fai esattamente?” Per poi passare al” E come hai iniziato“?

Questo post ronza da mesi nella mia testa e nelle bozze, diverse fonti mi hanno dato ispirazione, finché un concetto mi è parso sempre più evidente: funziona un po’ come la ricerca dell’uomo giusto. Dovevo smettere di cercare.
Solo quando avrei smesso di chiedermi “cosa dovrei fare davvero nella mia vita?” per cambiare la prospettiva in “ che tipo di persona voglio diventare?”, le risposte sarebbero apparse lungo la strada.
E così è stato.

All’inizio di Aprile, ho ricevuto una telefonata completamente inaspettata, da parte di coloro che non potevo immaginare oggi sarebbero diventati i miei principali collaboratori: in quel momento, ho deciso di smetterla con le scuse e le lagne e i sogni che son desideri chiusi in fondo al cuor… e di tentare.
Ho scelto di regalarmi la vita che avevo sempre sognato di vivere, laddove ho deciso di vivere. Con i piedi ed il cuore in alta montagna, e la testa e lo sguardo in giro per il mondo.
La vera difficoltà dell’avvio dei miei attuali progetti non è stata affatto la stanchezza di una stagione invernale appena terminata, o i denti del giudizio da togliere, e neanche le vacanze da programmare che sarebbero comunque saltate a causa della mia macchina rotta.
E neanche la paura ancestrale della povertà.
No.

Il nemico più temibile da affrontare e stata quella vocina che continuava a insinuarsi in me, chiedendomi ” che titoli hai per fare questo lavoro?“. Ricordo ancora l’attimo esatto in cui ho deciso di superarla, e’stato come se all’improvviso qualcuno mi avesse detto che non c’era bisogno di alcun permesso esterno per fare questo lavoro.
L’unico modo era iniziare a farlo! Le definizioni sarebbero poi venute da sé.

Da quel momento, il seguito e’stato piuttosto fluido, certo con le normali difficoltà del caso, ma con una costante sensazione ad accompagnarmi, quella di essere finalmente sulla strada giusta, almeno per me: e senza chiedere più il permesso a nessuno,  ho iniziato a farlo (qui vi consiglio un’ottima lettura per liberarvi, una volta per tutte,della sindrome dell’impostore”).

Mi sono chiesta cosa so fare, cosa mi piace fare, ed ho iniziato a farlo.

La risposta era già dentro di me: sport marketing manager.
Come un salto nel vuoto, ma con il paracadute.

manager atleta: salto nel vuoto

 

So fare Marketing e ho una grande passione per gli Sport Outdoor, quelli faticosi che si praticano prevalentemente in quota.
Amo scoprire belle storie e scovare nuovi modi per raccontarle, con parole e immagini.
Mi piace mettere insieme i pezzi dei progetti, in un processo di cocreazione nato in seguito a quella telefonata di cui vi ho parlato sopra: sono arrivati gli OpenCircle e con loro abbiamo ampliato la nostra rete e le attività proposte ad aziende e territori montani.

sport marketing manager e Opencircle team

 

Ho deciso che non sarei improvvisamente diventata una Sport marketing manager, e che avrei seguito atleti, perché in realtà dentro di me lo ero già: ho incontrato la mia prima atleta da seguire, Federica Mingolla, detta Ming, con la quale è stata intesa a prima vista e da quel momento i suoi progetti ed i suoi sogni sono diventati anche un po’i miei.
Credo che ciò non mi sarebbe stato possibile se non avessi provato un’immediata fiducia nelle sue potenzialità e se non credessi ogni minuto fortemente in lei, come giovane donna è come sportiva professionista.
Chiaramente la componente di fiducia deve essere reciproca: qui potete dare uno sguardo a cosa lei dice di me.

Se ti interessa saperne di più sulle caratteristiche che secondo me sono necessarie per intraprendere un percorso nello Sport marketing, vai a leggere qui!

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